
Sequestrati anche due etti di hashish tra i computer, tablet e smartphone. Gli investigatori della polmare e della polizia postale hanno trovato della droga nell’abitazione a Fauglia di Valerio Camici alias Aken, il portuale di 31 anni arrestato martedì 19 maggio, all’interno della maxi inchiesta contro i pirati informatici che ha permesso di sgominare una cellula livornese di esperti nei furti di dati sul web. Nei confronti del giovane, fratello della vicesindaco di Collesalvetti Libera Camici, c’è dunque anche l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio. Gli agenti, nel corso della perquisizione, su un mobile hanno scovato un panetto del peso di circa duecento grammi. L’accusa legata alla droga va ad aggiungersi a quella di resistenza a pubblico ufficiale: durante il blitz, infatti, il 31enne si sarebbe lanciato sul pc nel tentativo estremo di spegnerlo, senza però riuscirci.
Gli agenti sono entrati in azione mentre lui era all’opera: in base a quanto emerso, in quel momento Camici era collegato al sito del ministero della Difesa, e la polizia lo sapeva. Il reato principale contestato al giovane dagli inquirenti è l’ associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di sistemi informatici, all’interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, all’accesso abusivo a sistemi informatici, nonché alla detenzione e diffusione di codici di accesso a sistemi informatici. Nell’inchiesta sono coinvolti anche la fidanzata di Camici, Nimea Pirchio, 27 anni, e l’amico Marco Cervelli, 31 anni, lavoratore in ambito portuale: entrambi sono indagati per favoreggiamento.
La polizia martedì pomeriggio ha effettuato due perquisizioni in altrettante case in centro dove Cervelli vive. In base a quanto emerso finora, la sua posizione sarebbe marginale. Il giovane, dal canto suo, si dice estraneo ai fatti. Cervelli è legato a Camici da un’amicizia storica, nata a Nugola in tenera età, e poi proseguita nel tempo. I due avevano condiviso la casa di Fauglia per un periodo, durante il quale, secondo gli investigatori, il 31enne sarebbe venuto a conoscenza dell’attività illecita dell’amico, senza denunciarlo ma aiutandolo. Stessa accusa è formulata nei confronti della fidanzata di Aken, che vive con lui. I nomi dei due sono emersi all’interno delle intercettazioni. Camici si sarebbe appoggiato a uno di loro per nascondere un computer, ma su questo aspetto sono in corso indagini.
Livorno e provincia da tempo sono finite nel mirino di Anonymous. Bersaglio dei pirati informatici sono stati in particolare il sito del Comune di Livorno e quello dell’Asa. Attacchi, avvenuti negli ultimi tempi, basati su posizioni ideologiche ambientaliste, legate soprattutto alla lotta al rigassificatore, ai bidoni tossici e alla difesa del patrimonio marino, in particolare del santuario dei cetacei. Secondo gli investigatori, queste campagne, portate avanti nei mesi scorsi su internet dai cosiddetti hacktivisti della rete, potrebbero essere collegate all’inchiesta della polizia postale che martedì ha portato all’arresto di Camici.
Il giovane, molto noto nel web come Aken, è considerato il fondatore e leader del canale internazionale “operation greenrights”, cioè della campagna che porta avanti attacchi proprio di tipo ambientalista. Su questo punto sono in corso indagini. L’interrogatorio di garanzia nei confronti del giovane è fissato per venerdì 22 maggio.Valerio Camici, portuale di 31 anni: per gli investigatori è il capo di una cellula di esperti in furti di dati sul web I vertici di Anonymous si celano tra i quartieri nord di Livorno, il porto e le campagne di Fauglia. Secondo gli investigatori della polizia postale ci sono tre livornesi fra i pirati informatici più noti nel mondo underground digitale italiano, e anche internazionale: uno è stato arrestato, gli atri due sono indagati. In manette, preso con l’intervento della polmare, è finito Valerio Camici, alias Aken (che è il suo pseudonimo nella rete), 32 anni da compiere, livornese residente a Fauglia, lavoratore portuale. È il fratello della vicesindaco di Colle, Libera Camici, figlio di Mario, nome storico della Compagnia Portuali.
Secondo chi indaga, il giovane è considerato «una star del mondo underground» e sarebbe spinto sia dalle sue capacità informatiche sia da motivi ideologici. E non sarebbe un caso che negli ultimi anni i messaggi di Anonymous su Livorno sono proliferati, a partire dai messaggi contro il rigassificatore. Nell’inchiesta ci sono anche due denunciati, entrambi livornesi e residenti in città, nella zona nord, di 27 e 31 anni. In città ci sarebbe dunque un vero e proprio gruppo di pirati informatici, attivi soprattutto nel settore ambientale, con ramificazioni in Italia e anche all’estero. Secondo la polizia, infatti, i tre giovani livornesi sarebbero coinvolti in una cellula criminale più ampia, specializzata nella violazione di dati riservati telematici. Un gruppo di esperti in grado di fare danni ai sistemi informatici di Corte costituzionale, Presidenza del Consiglio, ministeri dell’Interno, della Giustizia, della Salute, dello Sviluppo Economico, la procura e il tribunale di Torino (campagna No Tav), la polizia, i carabinieri, e ancora le Regioni Veneto, Calabria, Piemonte, Equitalia, i sindacati di polizia, Eni e Enel, e anche l’Expò 2015 di Milano.
Sistemi, secondo la polizia, presi di mira da ripetuti attacchi informatici di cui sono state carpite credenziali di autenticazione (userid e password) ed altre informazioni sensibili, poi pubblicate sul web, attraverso veri propri canali social noti nell’ambiente. Martedì gli agenti della polizia postale di Roma hanno portato a termine un’articolata indagine nazionale contro gli hacker, in cui Livorno ha un ruolo principe: in tutto, per il momento, gli arrestati sono due e i denunciati tre. Ma le indagini, coordinate dalla Procura di Roma, sono ancora in corso. Gli altri pirati informatici finiti nel mirino della polposta sono un 27enne della provincia di Sondrio (alias Otherwise), arrestato, e un 36enne della provincia di Torino, denunciato. Le accuse nei confronti degli arrestati e dell’indagato livornese 27enne, anche lui lavoratore del porto, sono associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di sistemi informatici, all’interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, all’accesso abusivo a sistemi informatici, nonché alla detenzione e diffusione di codici di accesso a sistemi informatici. Verso l’altro livornese invece, l’accusa è di favoreggiamento.
Camici è stato arrestato nella sua casa a Fauglia mentre era al computer, con la schermata aperta sul sito di un ministero. Un blitz preparato da tempo dagli investigatori e studiato nei minimi dettagli: agenti mascherati da finti pirati informatici hanno lavorato per far sì che Valerio alias Aken fosse “al lavoro” nel momento dell’irruzione in casa. E così è stato: un escamotage per poter arrestare il giovane in flagranza di reato. Sorprendere l’hacker con il pc acceso ha infatti permesso agli agenti di evitare la cifratura dei contenuti utilizzati. Durante il blitz, gli investigatori della polposta romana, insieme ai colleghi livornesi e agli agenti della polizia marittima, hanno fatto un’ampia perquisizione a Fauglia, che ha coinvolto non solo la casa del 31enne, ma anche garage e cantina. Sono stati così sequestrati pc, telefoni, tablet, smartphone e altro. Un arresto considerato un colpo grosso dagli investigatori: Aken, secondo quanto emerso dalle indagini, è il fondatore e leader del canale di livello internazionale nato come operation greenrights, cioè della campagna che porta avanti attacchi di tipo ambientalista.
Il suo pseudonimo era già emerso in precedenti indagini. Il giovane lavora per una ditta che fa capo alla Compagnia Portuali, della quale il babbo Mario è stato un nome molto noto per averci militato per anni, con ruoli di rilievo anche al livello dirigenziale. Quanto agli altri due indagati, il più giovane è accusato di essere coinvolto in maniera diretta nelle violazioni dei sistemi informatici, mentre l’altro sarebbe denunciato solo per favoreggiamento. Ma le indagini sono ancora in corso e le anche le accuse sono in via di definizione.















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