
C’è una lettera indirizzata a monsignor Simone Giusti: «Caro vescovo, il trasferimento che hai deciso è stato solo l’ultima delle ingiustizie che ho dovuto subire in questi anni». Comincia così la lettera testamento scritta da don Carlo Certosino, prete suicida in chiesa a 54 anni. Considera il numero uno della diocesi livornese il responsabile di «una scelta» che poteva essere evitata. Una tempesta interiore, quella del parroco di Ardenza, che neanche la fede è riuscita a placare. «Adesso – continua la lettera – potrai essere contento, ma sappi che è la minaccia di chi non vede più luce, speranza e misericordia – mi avrai per sempre sulla coscienza».
Parole forti quelle del sacerdote originario di Fiesole, riportate su una lettera trovata nella propria residenza a pochi passi dal luogo del suicidio. Frasi che mettono in evidenza lo stato d’animo vissuto dal prete nell’ultimo mese, da quando gli era stato comunicato, che dopo 16 anni trascorsi nella chiesa di via del Pastore, dal primo luglio avrebbe dovuto trasferirsi nella parrocchia della Venezia.
Le ricostruzioni che gli investigatori stanno formulando è quella di un uomo disperato che non è riuscito ad accettare la scelta imposta dai vertici della chiesa livornese perché – come ripete nella lettera – la considerava «l’ennesima ingiustizia nei suoi confronti».
Il pubblico ministero ha comunque aperto un fascicolo contro ignoti. E i primi documenti che andranno a far parte dell’indagine sono proprio le lettere trovate e sequestrate ieri nella canonica della chiesa di San Simone, oltre a quella indirizzata al vescovo sono state sequestrate altre corrispondenze intercorse con parenti e amici. Gli agenti hanno portato via anche i computer su cui lavorava don Carlo. Adesso saranno gli esperti informatici della questura ad esaminarli per prendere visione di posta elettronica, file e contatti vari, allo scopo di verificare se oltre alla rabbia per il trasferimento, ci possano essere anche altre ragioni che hanno spinto il sacerdote a questo atto estremo.
di seguito l’articolo di lunedi, 1 giugno
Si è impiccato nel campanile della chiesa Don Carlo Certosino, 54 anni, parroco di San Simone in via del Pastore ad Ardenza. E’ accaduto nella mattinata di questo lunedì primo giugno. Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra che l’atto estremo sia stato compiuto in un’ala della chiesa dove da alcuni giorni sono in corso dei lavori. La Curia è già stata avvisata di quanto avvenuto. Diffusa la notizia nel quartiere, all’esterno della parrocchia si sono subito radunati decine di fedeli preoccupati per quello che è avvenuto. Molto probabilmente la base del gesto è da collegare al trasferimento di parrocchia, contestato vivamente dal sacerdote, tanto da arrivare ad uno scontro pubblico con il Vescovo.
Il parroco, prima di togliersi la vita sembra abbia lasciato un biglietto, ancora non è stato reso noto il contenuto. Il fratello gemello della vittima, quando ha saputo della notizia, ha avuto un malore. A San Simone è giunto immediatamente il vescovo vicario Don Paolo Razzauti. Le indagini della polizia sono in corso, sul posto anche la scientifica.















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