“I sindacati Casa Livornesi – si legge in una nota congiunta a firma Unione Inquilini, Sunia, Sicet, Uniat Aps, Asia e Ania – denunciano con forza l’ennesimo attacco, ai diritti delle persone in precarie condizioni abitative. Dopo l’approvazione, nei mesi scorsi, del DDL Sicurezza, il governo Meloni vorrebbe intervenire nuovamente, con misure che mirano ad accelerare le procedure di sfratto, aggravando una crisi sociale già drammatica.
In Italia oltre 1.049.000 famiglie vivono in povertà assoluta e in affitto, rappresentando la metà delle famiglie povere del Paese. Si tratta di un’emergenza strutturale, resa ancora più grave dall’assenza nella Legge di Bilancio di qualsiasi misura di welfare sociale e abitativo, o del tanto annunciato e mai attivato Piano Casa”.
“ Oggi – prosegue la nota – invece di affrontare il problema con politiche di sostegno e investimenti in edilizia pubblica, il governo sceglie la via della repressione. Le nuove norme puntano a velocizzare gli sfratti, senza garantire ai Comuni gli strumenti e le risorse necessari per assicurare il passaggio da casa a casa.
Gli sfratti nel nostro paese, attualmente vengono eseguiti con la forza pubblica dopo la sentenza del giudice, e già ora la realtà quotidiana racconta di famiglie con minori, anziani, persone invalide e lavoratori poveri lasciati senza alcuna alternativa abitativa. I Comuni, privati di fondi e strumenti, sono costretti ad assistere impotenti all’espulsione dei propri cittadini più fragili, nonostante esiste L.N. 124/2013 che tutela le famiglie in morosità incolpevole”.
“I sindacati Casa Livornesi – continua la nota – chiedono al Prefetto di Livorno e al Sindaco di Livorno di inviare al governo la richiesta di ritirare le misure che accelerano gli sfratti e di avviare immediatamente un confronto nazionale sull’emergenza abitativa, dando finalmente vita a un vero Piano Casa pubblico e strutturale.
Al Consiglio Comunale di Livorno una mozione per il rilancio dell’Edilizia Residenziale Pubblica e il rifinanziamento dei Fondi in sostegno al diritto all’abitare”.
“Il diritto alla casa – conclude la nota – non è un crimine. Non si affronta la povertà con lo stato di polizia e la repressione”.















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