
E’ stato Padre Gabriele Bezzi, parroco di San Pietro e Paolo, ad officiare in Duomo la funzione religiosa in memoria di PierMario Morosini, lo sfortunato e indimenticato centrocampista del Livorno che esattamente tre anni fa, il 14 Aprile 2012, spiro’ dopo un blocco cardiaco allo stadio Adriatico di Pescara, mentre era in corso di svolgimento la partita Pescara Livorno. Alla funzione hanno presenziato molti cittadini, appassionati del Livorno Calcio e naturalmente la squadra del Livorno al gran completo con dirigenti e allenatore. Dopo tre anni non si è certamente persa la memoria dell’accaduto, cui è seguita una complessa vicenda giudiziaria, tanto meno quella dello stesso Pier Mario, che in soli 70 giorni, cioè da quando fu acquistato dal Livorno durante la campagna invernale di rafforzamento, aveva dimostrato particolare attaccamento alla squadra e un sincero legame di affetto alla Città. Oltretutto il suo ingresso in squadra corrispose ad un periodo di rilancio del Livorno dopo un campionato sofferto, e non va dimenticato che il suo addio al campo e alla vicenda umana lo colse drammaticamente mentre la squadra stava vincendo in casa dell’allora capolista. Ma il tratto umano di Morosini lascio’ il segno in piu’ di una piazza, almeno quante lo hanno accolto come calciatore e come uomo.Padre Bezzi, nel corso di una omelia appassionata, ha parlato infatti di un atleta che in quella circostanza e’ fatalmente’ “uscito dal campo”,senza pero’ “mai uscire dalla squadra”, che continua peraltro idealmente a incontrare negli spogliatoi prima e dopo gli incontri di campionato. E oggi lo ritroviamo, tifosi e non,”nella serie A delle migliori testimonianze sportive,dove l’atleta mette spontaneamente il cuore oltre l’ostacolo dell’agonismo e delle stesse rivalità”.”Una serie A dove, per una volta, si gioca serenamente senza l’ombra incombente di alcuna retrocessione”.















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