
Assolto perché il fatto non costituisce reato. E’ la sentenza emessa dal giudice Angelo Perrone nei confronti di Agostino Mennella 50 anni, imputato per omicidio colposo e naufragio, in quanto legale rappresentante della Cooperativa Pescatori «Azimut», proprietaria del Santa Lucia, il peschereccio affondato alle Secche di Vada l’11 gennaio del 2012. In quel tragico naufragio persero la vita Silverio, 64 anni, e Davide Curcio, 36 anni, padre e figlio, pescatori di professione, conosciutissimi in città, unico superstite Roberto Caddeo, 50 anni, anche lui pescatore imbarcato sul Santa Lucia.
Lunedi mattina il giudice, in un lungo dibattimento nel quale sono stati sentiti molti testimoni e nel quale è stata ricostruita la tragedia, ha assolto con formula piena l’imputato. Le accuse nei confronti dell’armatore, presente a tutte le udienze, riguardavano in particolare presunte irregolarità nell’attuazione nel piano di sicurezza di bordo. Un’accusa che è stata sgretolata dalla difesa con argomentazioni giuridiche, con testimonianze specifiche, l’ingegnere che ha redatto il piano di sicurezza, ma anche grazie all’attitudine dell’armatore a fare corsi di formazione sull’argomento. La prima ipotesi sulla causa del tragico naufragio fu che le reti si sarebbero impigliate sul fondale e quindi il peschereccio si ribaltò. Al processo l’unico superstite, Roberto Caddeo, 50 anni, ha pronunciato, ammettendo però di non avere prove, l’ipotesi che il Santa Lucia sia stato affondato da un sommergibile.















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