
Indignazione da parte della categoria medici veterinari nei confronti di Luciano Ponzetto, il veterinario che si è fatto immortalare con il cadavere del leone che aveva appena ucciso in una battuta di caccia. Per tentare di giustificarsi e difendersi dalle critiche, Ponzetto ha persino affermato che “la professione di veterinario non è incompatibile, né sotto il profilo deontologico né sotto quello morale, con attività di caccia”. Eppure il giuramento che ogni veterinario presta al momento dell’iscrizione all’ordine recita testualmente “prometto solennemente di dedicare le mie competenze e le mie capacità alla protezione della salute dell’uomo, alla cura e al benessere degli animali, promuovendone il rispetto in quanto esseri senzienti”.
Piera Rosati, Presidente di Lega Nazionale per la Difesa del Cane, raggiunta telefonicamente dalla redazione di Livorno 24, commenta così l’accaduto: “Mi chiedo come sia possibile giurare di dedicarsi alla cura e al benessere degli animali e di promuoverne il rispetto e poi andare a caccia e dichiarare che le due cose non presentano incompatibilità. Uccidere un animale per puro divertimento è con tutta evidenza l’esatto opposto del rispetto e del benessere di questi esseri senzienti che un veterinario che si rispetti è tenuto a tutelare.
Il sig. Ponzetto ha chiaramente dimostrato di non essere degno di esercitare una professione nobile che vede tra le proprie fila tanti medici che con abnegazione e passione difendono e proteggono la vita di chi non ha voce. Per questo, a nome dell’Associazione che presiedo, ho scritto personalmente al Presidente della FNOVI (Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani) per chiedere la radiazione immediata del sig. Ponzetto che ha palesemente disonorato la professione dei suoi colleghi”. (nella foto Ponzetto, con un facocero ucciso in una battuta di caccia in Tanzania)















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