Si trasmette una nota del lettore Raffaello Morelli sul tema delle Unioni Civili.
Ora che anche le piazze si sono confrontate e che spetta al solo parlamento scegliere, si può intanto rilevare che la lunga discussione del progetto sulle Unioni Civili, sta irrobustendo la partecipazione democratica in Italia. Perché i cittadini favorevoli e contrari si sono affrontati nel merito dell’estensione legale delle relazioni affettive ammissibili nel paese. Perché lo hanno fatto ragionando in base a ciò che si conosce e a ciò che potrà avvenire, senza evocare scenari apocalittici e senza lanciare anatemi contro l’avversario. Perché, per la prima volta, la Chiesa cattolica ha confermato la sua netta contrarietà dottrinale mantenendosi peraltro estranea in modo chiaro all’organizzazione del Family Day voluta dai cittadini cattolici tradizionalisti, i quali in pratica si oppongono alla separazione Stato religioni e sono fautori di scelte legislative fatte in nome della fede.
L’irrobustirsi del partecipare civile avrà una conclusione coerente con la scelta di far entrare le unioni civili nell’ordinamento italiano. Lo fa supporre non soltanto la cultura dei liberali di continuo impegnati nell’adeguare le regole per le relazioni tra i singoli cittadini, ma anche la medesima tipologia del disegno di legge, concepito non per imporre un’unione civile ma per far disporre chi la vuole di un istituto apposito. Così come avviene nell’occidente ed in Europa. Dunque è ragionevole pensare che i parlamentari approveranno l’istituto delle unioni civili. Non facendosi distrarre dalle scivolate del più grosso partito a favore (il PD non di rado tentato dal proporsi come unico gallo del pollaio) e dalle smanie di gruppi dei cittadini più coinvolti (non di rado propensi a pretendere la piena identificazione delle unioni civili da loro volute con il matrimonio tradizionale, al di là dei diritti conseguenti).
La meditata introduzione delle unioni civili dopo l’approfondito dibattito, arricchisce le regole non fideistiche della convivenza italiana. In quanto amplia le manifestazioni lecite della diversità individuale e sgretola ancora la cappa del conformismo conservatore, intento a sfruttare sesso e affetti per mantenere la propria presa di potere sulla società a danno degli individui. L’introdurre le unioni civili ripercorre la strada della legge sul divorzio che ha avuto poi pieno riscontro sociale. Anche allora, nel maggio 1969, alla vigilia del primo voto parlamentare, scrissi in un articolo pubblicato sul Telegrafo (allora il nome del Tirreno), che il divorzio era un farmaco salutare per l’Italia. Oggi, il farmaco salutare lo sono le unioni civili. Uno strumento frutto di quel libero conflitto democratico che, alla luce dell’esperienza, è la terapia più efficace per dare nuova vitalità, con il passar del tempo, agli istituti della convivenza tra cittadini diversi.















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