
Ho scelto di non recensire i giovani. Ma una parola sul brano di Amara, “Credo”, voglio dirla.
Il pezzo più bello del festival. Infatti è strano che sia passato.
Voce interessantissima, con colori black, sofferta e profonda, come piacciono a me. Un pezzo d’autore con un bellissimo testo. Finalmente una canzone vera. Tanti auguri, Amara, cantautrice, donna e toscana. Siamo fieri di te.
Stasera serata cover.
Prima quartina: Raf-Irene Grandi-Moreno-Anna Tatangelo.
Raf inascoltabile, arrangiamento noioso su cui lui non si trova a suo agio, e spesso va anche fuori tempo. 4.
Irene Grandi, stesso arrangiamento di altre sue cover. Niente di nuovo sotto il sole. 6.
Moreno interessante, carina la scelta di un reggae sul classico di Celentano. Peccato che poi ci propini uno scontatissimo freestyle. 7-.
Non l’avrei mai detto, ma la migliore della quartina è la Tatangelo che si misura nientepopodimeno che con Modugno. Ma lei se la cava, con un elegante arrangiamento tangheggiante, molto dilatato, che funziona perfettamente. 7.5
Seconda quartina:Biggio/Mandelli-Chiara-Nesli-Nek
Biggio-Mandelli: Look anni ’30 e arrangiamento swing per il classico per eccellenza di Cochi e Renato. E’ la vita, baby. Meglio ieri. 5.
Chiara: Una cover della Caselli discretamente eseguita, senza aggiungere granché all’originale. La ragazza fa bene il compitino, come è nel suo stile, del resto. 6.
Nesli: Aperture rock interessanti per la cover di Mare mare…ma perchè sciupare tutto col rap? Deve esserci una direttiva di scuderia che invita caldamente questi ragazzi a infarcire ogni attimo libero dei pezzi rivisitati con il rap, per renderli appetibili ai giovani. Peccato. Nonostante queste pecche commerciali il pezzo funziona. 8- (- per le inserzioni rap).
Nek. Mina è un bel banco di prova, soprattutto per un uomo, anche se scafato come lui. Arrangiamento che, come sempre, suona da dio (onore al merito al grandissimo Massimo Varini), ma a mio avviso troppo “carico”, tanto da fare a pugni col brano. Invasivo e disturbante. 4.5
Terza quartina : Dear Jack-Grazia Di Michele/Platinette-Bianca Atzei-Alex Britti
Dear Jack: Appero, addirittura Endrigo. Mamma mia, come sono melensi questi. Non se ne sentiva il bisogno, né tantomeno delle schitarrate da gruppo parrocchiale. 3+ (+ per la scelta di Endrigo).
Grazia Di Michele-Platinette: Una versione caraibica di Alghero della grandissima Giuni Russo. Carina, ma niente di che. Sarà che l’originale è inarrivabile e Giuni non ha lasciato epigoni. Qualche stecca di troppo da parte di Grazia. 4.5.
Bianca Atzei: Tenco è Tenco, anche in uno dei suoi brani più commerciali. Questa timbrica amywinehousiana de noartri mi ha già annoiata. Troppe urla e look assurdi. 4.
Alex Britti: Alex, bentornato tra noi! Ora ti riconosciamo. Eleganza e groove ben intessuto in un arrangiamento perfetto, con i tuoi soli finalmente ben collocati e valorizzati. Qualche stecca ma te la perdoniamo volentieri. 9.
Arriva l’operazione nostalgia con gli Spandau Ballet, versione reunion. La lacrimuccia per noi che eravamo quindicenni negli eighties è d’obbligo. Sono sempre un gran gruppo, non c’è nulla da fare, anche con parecchi anni e chili in più. Hadley è pazzesco, e se possibile il sound è anche migliorato con gli anni. Eleganti allora, e adesso ancora di più. Standing ovation -meritatissima-del pubblico.
Quarta quartina: Lorenzo Fragola-Il volo-Annalisa- Lara Fabian
Lorenzo Fragola: Pezzo statosferico, “Una città per cantare”. Cover pura, senza rivisitazioni o quasi, rischiosissima. Il bambino imberbe mostra tutta la sua inesperienza. 5 trattato bene.
Il volo: “Ancora”. Questi tenorini che vogliono affrancarsi dalla lirica mi fanno un po’ ridere e un po’ piangere. La disperazione viscerale di De Crescenzo, che ha reso questo brano un classico della canzone italiana, è completamente annullata dai vibratoni di maniera di ragazzotti abituati alle arie d’opera ma non alle emozioni primitive alla base della musica pop. 3 netto.
Annalisa: Versione quasi dance anni ottanta per la versione di Annalisa di “Ti sento”. Piacevole, lei è brava ed intonata. Buona cover. 7.5
Lara Fabian: “Sto male”. Il problema di questa artista è l’eccessivo virtuosismo che va a scapito dell’interpretazione, a volte unito ad una respirazione piuttosto invasiva. Però sa cantare, e ha padronanza del palco come pochi. E’ molto più internazionale che italiana, e in questo caso forse non è un vantaggio. Io però la apprezzo. 7.
Il volo candidati a vincere questo Sanremo. Al trash non c’è più fine.
Quinta quartina: Gianluca Grignani-Nina Zilli-Malika Ayane-Marco Masini
Gianluca Grignani: Ancora Tenco. Versione acustica, la più difficile per la sua similitudine con l’originale. Il timbro da bastardo romantico di Gianluca fa sempre il suo effetto, ma il paragone vuol vederti in faccia. 6.5.
Nina Zilli: Bell’arrangiamento energetico per un evergreen come “Se bruciasse la città”. Nina è sempre una garanzia, l’effetto è assicurato. 7.5.
Malika Ayane: “Oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento” è una delle frasi più belle della musica pop. Malika riesce a rendere elegante pure Vasco. Versione acustico-teatrale un po’ meno gelida del solito. 7
Marco Masini: solo un fiorentino può cantare un fiorentino. Le canzoni d’amore di Nuti sono dei piccoli capolavori ovattati, liriche struggenti piene di quell’atteggiamento insieme tenero e guascone in cui sono maestri gli uomini toscani. E Marco in quest’interpretazione è perfetto. 8 anche per la scelta di Nuti.
Sbanca la serata Nek. Meglio lui che Il volo, senza dubbio.
A domani con le ultime pagelle.
Anna Maria Andreini















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