L’incarico per l’autopsia sul corpo del marittimo potrebbe essere assegnato oggi. Fatto l’esame autoptico, arriverà il via libera della magistratura per restituire il corpo di Petrone ai familiari, che potranno così portarlo a Napoli per celebrare le esequie. Intanto la procura di Livorno ha emesso dieci avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti probabili responsabili del terribile infortunio sul lavoro, accaduto lo scorso martedì sera, sulla nave oceanografica Urania, al Bacino galleggiante. Si tratta di dieci persone, ma il numero potrebbe salire e arrivare a 13-14. L’accusa nei confronti degli indagati è omicidio colposo e lesioni colpose. Nell’infortunio infatti ha perso la vita un membro dell’equipaggio di Urania, l’elettricista napoletano Gabriele Petrone, 38 anni, e altre dodici persone sono rimaste ferite. Sotto sequestro, oltre all’Urania, anche il bacino.
Le persone finite sul registro degli indagati, sono: Emanuele Gentile, il comandante della nave, che è responsabile della sicurezza di bordo, reo secondo la procura di non aver applicato misure precauzionale sulla sicurezza nei confronti del personale dell’equipaggio, Il marinaio morto e il suo collega rimasto ferito gravemente (il siciliano Crocifisso Incorvato, 45 anni) sono stati schiacciati proprio da alcuni fusti a bordo i quali, nel momento dello sbilanciamento, sono scivolati verso poppa, dove l’intero equipaggio si trovava. Perché l’equipaggio non è stato fatto scendere a terra? Sono stati poi indagati i vertici della So.pro.mar., la società armatrice, con sede legale a Napoli, proprietaria di Urania. Sul registro risultano le amministratrici romane Maria Adelaide Tramontano, 51 anni, Elisabetta Tramontano, 47, e un altro rappresentante, Massimo De Lauro. Nel mirino della magistratura anche alcune operai, sommozzatori, responsabili della struttura e così via. Per ora si tratta dell’addettoal bacino Claudio Vesciano e dei sub Mirko Didini e Andrea Casarosa.
Altre persone, dipendenti di ditte legate ad Azimut Benetti potrebbero essere individuate a breve. La procura a tal proposito vuole capire chi ha predisposto il taccaggio della nave a secco e chi ha svolto le operazioni. Ricordiamo infatti che Urania, il giorno dell’incidente, doveva essere immersa in mare, ma quando è entrata in superfice ha iniziato a imbarcare acqua a causa di un’infiltrazione da una guarnizione. È stato quindi deciso di riportare la nave in secco sulle taccate per poi riparare il danno. Un intervento fuori norma quando l’imbarcazione ha lo scafo in mare. Per questo sono stati chiamati in causa i sommozzatori di una ditta privata che si sono immersi e hanno visto che lo scafo era inclinato. Da lì la decisione di mettere delle zavorre per riequilibrare Urania. Ma l’operazione non sarebbe riuscita perché uno dei puntelli avrebbe ceduto. Gli ultimi tre indagati sono del cantiere Montano, che ha costruito Urania. Si parla del titolare Mario Montano, padre dello schermidore Aldo, dell’ingegnere progettista Leonardo Acciarri e del direttore Matteo Cerulli.















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