La Corte d’Appello di Firenze ha reso note le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso luglio, ha ribaltato il giudizio di primo grado sulla vicenda degli accosti in Darsena Toscana, nel porto di Livorno. Secondo i giudici, le autorizzazioni di occupazione temporanea rilasciate dall’Autorità di Sistema Portuale sarebbero risultate false e, per questo, ne è stata disposta la confisca.
Dalla sentenza emerge che tali autorizzazioni avrebbero consentito a Sintermar Darsena Toscana, società riconducibile al gruppo Grimaldi, di operare per circa due anni senza un valido titolo concessorio. Su queste basi, la Corte ha ritenuto che l’attività del terminal sia nata su presupposti illeciti.
La decisione giudiziaria si inserisce in una lunga e complessa controversia che aveva coinvolto anche i vertici dell’Autorità portuale livornese, portando in passato a provvedimenti interdittivi e al commissariamento temporaneo dell’ente. Secondo quanto ricostruito dai giudici, i provvedimenti contestati sarebbero stati reiterati nel tempo con l’effetto di garantire la gestione dei traffici marittimi riconducibili al gruppo Grimaldi in un contesto definito di sostanziale monopolio.
La Corte ha inoltre ritenuto accertata la consapevolezza delle irregolarità nella procedura di rilascio della concessione, che avrebbe dovuto seguire un iter pubblico e competitivo, in linea con i principi di libera concorrenza affermati anche a livello europeo. Per questi motivi, gli ex vertici dell’Autorità portuale, della Sdt e un manager del gruppo Grimaldi sono stati condannati anche al risarcimento dei danni.
La sentenza arriva in una fase in cui gli equilibri tra gli operatori del porto di Livorno sono profondamente cambiati e mentre l’attenzione del settore si concentra su nuove partite strategiche, a partire dallo sviluppo della Darsena Europa, destinata a ridefinire il futuro dello scalo toscano.















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