Il sindacato Usb segnala una situazione di crescente criticità all’interno del Canile Comunale “La cuccia nel Bosco”, che coinvolge le lavoratrici e i lavoratori della Cooperativa Ponteverde, attuale affidataria del servizio in consorzio con Melograno Società Cooperativa Sociale.
“Negli ultimi mesi – si legge in una nota diramata in data odierna – si è instaurato un clima lavorativo fortemente compromesso, caratterizzato da pressioni indebite, interferenze operative e atteggiamenti ostili da parte del personale dell’Amministrazione Comunale e dell’Ufficio Tutela Animali (UTA), con ricadute dirette sulla sicurezza sul lavoro, sulla dignità professionale degli operatori e sulla qualità del servizio pubblico.
Alcuni operatori e operatrici segnalano aggressioni verbali, contatti fuori dall’orario di lavoro, interferenze nelle attività tecniche, interruzioni improvvise di interventi su cani complessi e pressioni volte a minimizzare problematiche comportamentali per accelerare le adozioni.
Tali condotte hanno già prodotto episodi di aggressioni e restituzioni di cani affidati senza un’adeguata informazione, con conseguente esposizione degli operatori a rischi immediati e compromissione delle condizioni di sicurezza previste per lo svolgimento delle attività.
Si evidenzia inoltre l’intenzione dell’UTA di ridurre drasticamente i percorsi di preadozione, privilegiando la rapidità degli affidamenti a discapito della qualità e della consapevolezza dell’adottante. Tali percorsi rappresentano un presidio fondamentale per il successo delle adozioni e per la tutela del benessere degli animali e sono sempre stati gestiti dagli operatori in quanto figure professionalmente competenti.
Particolare allarme suscita il progressivo venir meno delle misure di prevenzione e sicurezza. La soppressione della classificazione comportamentale dei cani, senza l’introduzione di strumenti alternativi equivalenti, ha determinato un abbassamento delle tutele per operatori e volontari, favorendo situazioni di rischio ulteriormente aggravate dal coinvolgimento di volontari inesperti nella gestione di cani difficili.
Si sono verificati episodi documentati quali: cani liberati accidentalmente in aree esterne, interazioni improprie tra minori e animali non valutati, gestione superficiale di box e recinti da parte di volontari, con conseguenti aggressioni e ferimenti.
“A ciò si aggiungono – prosegue la nota – criticità strutturali mai risolte, nonostante le ripetute segnalazioni (cancelli danneggiati, rischio di caduta rami, gestione inadeguata delle emergenze meteorologiche).
A queste problematiche si aggiungono la sottrazione di spazi di lavoro agli operatori, ordini in contrasto con il capitolato e le indicazioni veterinarie, una gestione dei volontari priva di coordinamento e di procedure codificate, richieste improprie di svolgere attività amministrative non di competenza.
Nel loro insieme, i fatti segnalati delineano un modello gestionale disfunzionale e sistematico, che sta producendo un progressivo deterioramento del benessere animale, un incremento dei rischi per lavoratori, volontari e utenti e una grave compromissione del clima lavorativo e della qualità del servizio pubblico erogato. La pressione psicologica derivante da tale contesto sta incidendo in modo significativo anche sulla salute e sulla stabilità emotiva degli operatori.
Abbiamo chiesto agli enti coinvolti nell’appalto (committenza e cooperative) un intervento immediato, una verifica imparziale dei fatti segnalati e il ripristino di condizioni di lavoro sicure, rispettose e conformi alla normativa, a tutela degli operatori, degli animali e del servizio pubblico”.
“Chiediamo inoltre al datore di lavoro – conclude la nota – di vigilare sul clima interno, al fine di garantire la serenità del personale e il pieno rispetto delle professionalità impiegate”.















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