Da un duo d’eccezione come i fratelli Wachowski, i creatori della saga di Matrix e del capolavoro Cloud Atlas, forse, ci si aspetta davvero molto. E a volte si può restare delusi, come è successo per questo film, “Jupiter-Il destino dell’universo”, la loro ultima fatica cinematografica. Un film ben congegnato, come è nel loro stile, almeno da un punto di vista narrativo e spettacolare, enfatizzato dalla visione in 3D. La tematica è sempre la stessa: “Gli esseri umani non nascono, vengono coltivati”, tanto per citare il meraviglioso primo Matrix, a servizio di qualcuno più potente che li utilizza come polli d’allevamento. In questo caso, i “coltivatori” sono i rampolli di una potentissima casata interstellare, gli Abraxas, che letteralmente “mietono” gli esseri umani per estrarne la linfa vitale, a loro necessaria per produrre una sorta di elisir di eterna giovinezza. A tutto questo può mettere fine solo un eletto (Matrix ancora docet), in questo caso una ragazza un po’ sprovveduta che, con l’aiuto di un coraggioso ibrido, passerà dal pulire i gabinetti al ruolo di principessa in grado di salvare la Terra. A parte la tematica, ormai conosciuta, quello che non convince è la mancanza di originalità. E’ vero che i W. Bros ci hanno abituato ad andare sempre oltre la superficie dei loro film, che sono fatti “a strati”, con una parte superficiale destinata al pubblico che ama la fantascienza spettacolare, e una parte più nascosta, filosofica, che cita elementi esoterici di tutto rispetto, dalla massoneria allo gnosticismo alla trasmutazione alchemica, ma questa volta, sinceramente, si nota soltanto un gran polpettone confusionario pieno di effetti speciali che distrae anche dalla ricerca di elementi più profondi, ammesso che ce ne siano di originali. Ad ogni modo, chi ama i Bros sa che i loro film devono essere rivisti qualche altra volta, possibilmente senza la distrazione del 3D, per poterne cogliere gli elementi esoterici disseminati qua e là. Ma questa volta il coinvolgimento emotivo non è stato certo quello degli altri loro film.
Anna Maria Andreini















Lascia un commento