
E’ accusato di essere complice dell’esecutore della rapina. Sequestrata anche un’officina.
Si era creata un’organizzazione dedita al furto ed al riciclaggio di moto, che vedeva coinvolti sia i due giovani rapinatori della Tupperware sia il titolare dell’Officina “Amaranto Racing” di Livorno, in particolare un giovane di 25 anni, al quale è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.
Il nuovo arrestato è Federico Lemmi, ritenuto dai carabinieri complice di Manuel Mannucci (già arrestato nei giorni scorsi) che mise a segno il colpo. Dalla ricostruzione dei fatti e grazie alle informazioni dei testimoni presenti, raccolte direttamente dai militari, e dalle videocamere di sorveglianza di un condominio poco distante dal luogo di consumazione della rapina, era emerso che due uomini con volto travisato il 29 settembre avevano fatto irruzione nei locali della ditta, durante la pausa pranzo, terrorizzando le impiegate dell’azienda intente, proprio in quel momento, a depositare gli incassi.
I due erano riusciti, così, a portar via gli incassi della settimana precedente, nonché due delle borse personali delle lavoratrici presenti. Il bottino era stato di oltre 6.000 euro. Vista la dinamica dei fatti, le coincidenze, le anomalie, la possibilità di frequentare i locali della società quasi esclusivamente da parte dei collaboratori, i militari erano riusciti a raccogliere sempre più elementi sul personale della ditta, indirizzando positivamente le indagini.
L’attività d’indagine, durata per oltre cinque mesi, ha infine permesso l’identificazione dei responsabili della rapina, ovvero quattro livornesi, tra i quali la madre di uno di questi che aveva assunto il ruolo di basista. La donna, in particolare, era una collaboratrice della “Tupperware” che da qualche tempo, a seguito di alcuni problemi economici con la ditta, aveva aperto un contenzioso contro la stessa in relazione alla restituzionedi una vettura di servizio che l’azienda le aveva fornito in periodi precedenti.
La donna – secondo i carabinieri – ha coinvolto nell’evento delittuoso il proprio figlio Manuel Mannucci, al tempo ancora sottoposto alla misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali, in conseguenza di una sua condanna per numerosi furti di slot machine. Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso e, nella giornata di ieri, hanno permesso altri due arresti, quello del 25enne Manuel Mannucci, già in carcere dalla scorsa settimana su ordinanza del Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Livorno, dal momento che godeva dell’affidamento in prova ai servizi sociali, misura immediatamente revocata a seguito dell’indagine “Tupperware” che lo vede coinvolto, e del 26enne Federico Lemmi al quale invece è stato riconosciuto il beneficio dei domiciliari.
Entrambi i giovani sono stati pertanto riconosciuti quali gli esecutori materiali della rapina. Lemmi, come si è avuto modo di evincere nel corso dell’attività investigativa, era anche dedito allo spaccio sistematico di sostanze stupefacenti sulla piazza di Livorno. Addirittura, successivi accertamenti, hanno permesso di riscontrare che, solo due ore dopo la rapina, uno di loro acquistava un IPhone 6 presso un noto megastore cittadino, effettuando un pagamento in contanti di circa 1.000 euro.
Inoltre, nel corso dei cinque mesi d’indagine, I carabinieri,sempre nella giornata di ieri su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, hanno infatti posto sotto sequestro i locali di questa officina, nella zona di Ardenza, per un valore che si aggira intorno ai 150.000 euro.















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