
Il PM chiede 10 anni per Beppe Doveri Quattro ore di requisitoria, attraverso documenti e testimonianze, il pubblico ministero Luca Masini va giù duro nei confronti dell’imputato, l’imprenditore Giuseppe Doveri, 67 anni, descrivendo le accuse di come avrebbe agito durante la commissione dei reati che gli vengono contestati, la facilità con la quale otteneva finanziamenti presso le banche livornesi per i suoi investimenti. E sul suo modo di agire rispetto alla Turmar, la società cassaforte fallita di cui era il referente aggiunge: «L’ha spolpata, prosciugata dei beni, succhiando tutti i soldi che c’erano». Una lunga lista di accuse che vanno dalla bancarotta per 15 milioni di euro alla frode fiscale, in particolare con la presunta vendita fittizia della villa di via Montebello alla figlia, fino alla truffa per l’acquisto dell’isola Carbonera.
Al termine della requisitoria, il pm ha chiesto il massimo della pena: 10 anni di reclusione per la bancarotta fraudolenta, aggravata dalle «varie frodi fiscali», le triangolazione «messe in atto per eludere il fisco» e le truffe. In questo procedimento per il quale il pubblico ministero aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato, era implicato anche il braccio destro di Doveri, Francesco Zullo, 61 anni, che ha però patteggiato dopo l’arresto avvenuto il 29 aprile di tre anni fa.
Oltre ai dieci anni per la bancarotta, il pm ha anche chiesto due mesi e venti giorni di arresto per la detenzione di armi, in particolare una pistola Glock sequestrata nella cassaforte del suo appartamento in piazza Attias e un fucile a pompa marca “Fabarm” rinvenuto e sequestrato sotto il letto dell’abitazione di Sergio Quilici, imputato con Doveri nell’altro procedimento aperto dalla Procura, oltre a varie munizioni detenute all’interno dell’Internationl Camping Etruria di Donoratico di cui Beppe era proprietario.















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