
Usb proclama lo sciopero. L’Unicoop Tirreno ha consegnato nei giorni scorsi una raccomandata ad una dipendente dell’ipermercato di Livorno, annunciandole il licenziamento in tronco. Il motivo dell’interruzione del rapporto lavorativo, secondo l’azienda consisterebbe nell’attività svolta dalla dipendente durante il periodo in cui era in congedo parentale Inps (maternità volontaria).
“La realtà invece è che Sara Catola (delegata sindacale CGIL) utilizzava quel congedo – spiega il sindacato Usb – allo scopo di essere presente a fianco dei figli in alcuni periodi come appunto quello estivo, in cui asili e scuole sono chiusi. La funzione del congedo, – continua il sindacato – è quella di consentire la presenza del genitore accanto ai figli al fine di soddisfare i loro bisogni affettivi e relazionali . Sara infatti lo faceva portandoli al mare nello stabilimento in cui la sua famiglia gestiva l’estate scorsa la ristorazione (proprio anche per permettere loro appunto di vedere il padre e il resto della famiglia), e dava occasionalmente una mano ai suoi familiari nella gestione di quella attività. Nessun contratto di lavoro, nessuna divisa, nessuna retribuzione, solo un fisiologico e sporadico supporto in quanto componente della famiglia”.
“La Coop ha però deciso di piazzare degli investigatori in quello stabilimento – spiega la nota del sindacato Usb – i quali hanno colto 14 momenti, pochissimi se consideriamo la durata, 5 mesi, di questo congedo estivo, in cui Sara, dava un aiuto ai familiari dentro il ristorante”. In solidarietà a Sara per la giornata di giovedi 12 novembre è stato proclamato lo sciopero nei negozi della città di Livorno – scrive l’Usb –. Restiamo sbigottiti – continua il sindacato – Quale danno ha fatto a Unicoop Tirreno? Nessuno, dato che quel 30% lo paga l’Inps e quindi al massimo avrebbe dovuto essere l’Inps a chiedere indietro quelle somme se avesse ravvisato che Sara non aveva preso il congedo per tenere i figli ma per lavorare.
Tra l’altro stiamo parlando del 30% di uno stipendio part-time per un periodo di pochi mesi, immaginatevi quale volontà di arricchirsi c’era dietro…”. Tutti all’Ipercoop conoscono Sara. Una ragazza dalla generosità immensa che si è sempre fatta in quattro per aiutare tutti, sindacalmente e non, che mai in 12 anni di anzianità lavorativa in Coop aveva ricevuto una lettera di contestazione disciplinare, e che adesso si trova incredibilmente a pagare con la pena più dura un fatto che oltretutto non ha causato alcun danno all’azienda per cui lavorava.















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