
“Federico Bulletti, un giovane talento da seguire”. L’eccellenza nazionale nella lirica continua ad incantare tutti gli appassioanti grazie anche all’impegno e alla passione di giovani talenti del canto lirico.
Si è inaugurata, con Libiamo ne’ lieti calici, il celebre brindisi a tempo di valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi, la stagione lirica del teatro Goldoni.
Tratta dal romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio (libretto di Francesco Maria Piave), è tra i titoli più amati dal grande pubblico, più “utilizzati” dal cinema, le sue arie sono tra le più conosciute del repertorio lirico.
L’opera è andata in scena, sabato 7 e domenica 8 novembre, con una nuova produzione interamente curata dal Teatro di Tradizione livornese che ne ha firmato progetto drammaturgico e nuovo allestimento. Artefici della produzione il direttore toscano Carlomoreno Volpini, già allievo e assistente del grande e compianto Piero Bellugi ed il regista piemontese Renato Bonajuto, gia applaudito in una recente produzione al Goldoni con la Tosca pucciniana; il cast formato da voci verdiane di consolidata esperienza è stato affiancato da giovani talenti emersi nelle ultime audizioni organizzate dal Teatro Goldoni di Livorno.
È soprattutto grazie ai tanti giovani dotati di talento musicale, ma ancor di più animati dalla passione per questa forma d’arte che affonda le sue radici nel nostro paese, che l’opera lirica possa continuare ad essere un tratto distintivo della nostra cultura.
Tra questi giovani talenti mi ha colpito il giovanissimo tenore Federico Bulletti (nella foto) che ha interpretato il personaggio di Gastone. È sorprendende vedere un ragazzo di appena 25 anni che si avvicina ad un’arte secolare, quale la lirica, per farne una professione. Federico non poteva avere un un destino diverso da quello che sta vivendo! La sua passione è sempre stata la musica, quando era piccolo suonava pianoforte al conservatorio, poi dopo il liceo ha frequentato per qualche anno il corso di canto Jazz presso l’Istituto Mascagni di Livorno e infine come dice il suo maestro “è stato tirato dentro l’aula di lirica”, perché lo vedeva sempre sulla porta intento ed incuriosito ad ascoltare le lezioni. Federico è entrato e da quell’aula del Mascagni dove oggi frequenta il terzo anno non ne è più uscito.
Sicuramente non è un percorso facile, mi viene da dire. Infatti è così, perchè, soprattutto nel primo periodo di studio, riuscire a entrare nella tecnica, mettere in pratica quello che ti viene spiegato o mostrato attraverso degli esempi ti sembra impossibile da realizzare, ammette Federico. Ci vuole una gran costanza e ore e ore di prove registrate e riascoltate per raggiungere i primi risultati concreti e per accontentare prima di tutto lui stesso, impresa molto ardua!
Quello che si nota sentendolo cantare, oltre alle qualità timbriche e vocali, è il pathos che il giovane tenore trasmette a chi lo ascolta e l’impegno che mette in ogni parte che gli viene affidata, perché come lui stesso afferma anche la parte più piccola è sempre una parte e ci metto la stessa cura nell’interpretarla come se fosse quella principale.
Incontrandolo, un ragazzone alto e con la faccia da buono, ti rendi conto che nonostante sia capace di riuscire a cantare con tanta sicurezza e bravura davanti ad una platea alla prima di una stagione lirica, sotto sotto è ancora un ragazzo, un po’ permaloso e a volte timido e sembra strano, ma la cosa che lo imbarazza di più è intonare un’aria o una canzone in una situazione conviviale tra amici.
Auguriamo a Federico che la sua passione per la lirica, possa diventare la sua professione!!
Patrizia Russo















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