
Gruppo di occupanti all’interno di Palazzo Maurogordato, l’enorme edificio con ingresso da Via Volta 1 che da almeno cinque anni risulta di fatto sfitto o comunque inutilizzato. Da quando gli uffici del Distaccamento territoriale dell’Enel si sono trasferiti altrove, infatti, nessuna attività è subentrata all’interno dello storico palazzo. Qui fanno mostra di se’ ampi saloni con soffitti e stucchi di pregio e, ai piani superiori, unità immobiliari frazionate rimaste evidentemente invendute o comunque non valorizzate dal fondo comune di investimento cui la Società trentina PensPlan (un fondo assicurativo previdenziale) avrebbe a suo tempo infruttuosamente conferito il mandato esclusivo della gestione immobiliare. Vani vuoti che le dieci famiglie colpite da esecuzione di sfratto hanno simbolicamente occupato durante le festività pasquali per richiamare l’attenzione della pubblica opinione e delle Autorità competenti sul dramma dell’emergenza abitativa. E poco importa che Pens Plan puntasse a fare del palazzo Maurogordato un centro direzionale per servizi capitalizzando le superfici ad uso terziario dell’immobile. Un dramma, quello dell’emergenza abitativa, che, contrasta con l’ampia disponibilità di locali vuoti o comunque sfitti che si censiscono all’interno del patrimonio pubblico e privato.
Nel corso di una conferenza stampa gli occupanti, assistiti dal sindacato Asia-Usb, hanno dichiarato la propria volontà di continuare nella protesta e per questo hanno chiesto agli organi della Prefettura e alla stessa Amministrazione Comunale di individuare soluzioni alloggiative di emergenza per le dieci famiglie. E’ emersa anche, al riguardo, la richiesta di una mediazione con la proprietà privata affinchè Pens Plan e il Fondo che ha in carico l’immobile non sporgano denuncia all’autorità Giudiziaria, ma anzi mettano a disposizione una porzione dell’immobile per soddisfare l’emergenza abitativa manifestata dagli occupanti. Nelle prossime ore conosceremo l’esito di queste richieste che potrebbero pero, se non adeguatamente mediate da Prefettura e Comune, infrangersi contro un possibile sgombero del Palazzo richiesto dalla proprietà















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