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Sfratti: mini proroga tutta da dimostrare

17 Febbraio 2015 Archivio

Sfratti

Alla fine il Ministro Lupi ha dovuto inghiottire il rospo di una sorta di miniproroga di 4 mesi della sospensione degli sfratti per finita locazione ai danni di famiglie con redditi bassi e presenza di malati terminali, anziani, portatori di handicap e nuclei con minori.

Questo però non cambia il segno di una misura iniqua e sbagliata per tre ragioni fondamentali:

1. Il governo mente sapendo di mentire: non ha stanziato 25 milioni di euro a favore di queste famiglie. Nella realtà ha semplicemente distolto il 25% dei 100 milioni destinati al fondo sociale affitti per il 2015 alle famiglie con basso reddito e alta incidenza del canone: una guerra tra poveri.

2.Tutti sanno che i tempi di erogazione dei contributi alle famiglie saranno notevolmente più lunghi di 4 mesi. Il decreto che destina i 25 milioni non è ancora stato pubblicato, le risorse devono essere trasferite alle Regioni che poi a loro volta le debbono suddividere ai comuni, questi ultimi debbono infine emanare dei bandi, dare il tempo necessario per fare le richieste, elaborare graduatorie, dare tempo per eventuali ricorsi e così via: una procedura che prevede come minimo una tempistica di 9/10 mesi. 

3. Il contributo dovrebbe servire per stipulare nuovi contratti di locazione ma è solo per il 2015. Quindi, in 4 mesi famiglie con redditi bassi e  fragilità personali gravissime dovrebbero trovare un nuovo contratto di locazione, che come noto ha una durata di almeno 3 anni, sulla base di un contributo, ancora non ricevuto e ignoto nell’entità e limitato al solo 2015: un girone di inferno senza via di uscita!

Si rimanda a una ipotesi del tutto pasticciata nei contenuti e indefinita nelle procedure di richiesta al giudice di sospensione dello sfratto, che in pratica condanna le persone a sobbarcarsi di ulteriori costi giudiziari e di rimanere alla mercé delle  interpretazioni che i diversi tribunali daranno di norme tanto rabberciate.

Farla finita con il regime delle proroghe è giusto ma in quadro di interventi strutturali che garantiscano il passaggio da casa a casa. Qui, invece, si consegna lo scalpo della povera gente, cedendo alle richieste delle parti più retrive delle associazioni dei proprietari che plaudono alla barbarie.

Stupisce che la maggioranza parlamentare, con cui pure avevamo interloquito e che sembrava rendersi conto almeno dell’inadeguatezza di un provvedimento del genere senza un adeguato paracadute per le famiglie e i comuni, abbia alla fine ceduto a un compresso così abborracciato.

Quello che è drammatico è che si procede a fari spenti nella notte, senza una linea di politica sociale per il diritto alla casa o quantomeno una bussola.

In una condizione disperata, in cui l’incendio degli sfratti per morosità divampa sempre più forte, raggiungendo il picco di quasi 70 mila nuove sentenze all’anno, qualcuno sano di mente poteva sentire il bisogno di aggiungere il dramma di nuovi rilasci per sfratti per finita locazione (quindi di persone che pagano regolarmente l’affitto maggiorato del 20% come prescrive la legge) con gravi difficoltà economiche e pesanti situazioni familiari? E’ civile un Paese che permette che anziani,  malati terminali, portatori di handicap, minori, possano essere buttati per strada?

Il “dottor Stranamore” che siede dietro una scrivania del Ministero di Porta Pia ha messo una nuova bomba ad orologeria nel ventre molle delle città: la patata bollente ora passa ai comuni che dovranno fronteggiare situazioni che metteranno a  rischio ulteriore la coesione sociale.

Noi non daremo stampelle e non svolgeremo alcun ruolo di supplenza delle inefficienze delle amministrazioni pubbliche. Serve una nuova politica sociale della casa: c’è un enorme patrimonio pubblico vuoto, in disuso o in dismissione che può e deve essere recuperato ai fini della residenza sociale. E’ questa la strategia per farla finita con le emergenze e per dare una risposta vera alla sofferenza

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