Barboncini sfruttati e trafficati: oltre 300 cani sequestrati in un mese e mezzo. “Dietro la moda della razza c’è un business costruito sulla sofferenza”
Barboncini rinchiusi tra escrementi e urina, cuccioli trasportati illegalmente lungo le autostrade, allevamenti abusivi pubblicizzati sui social. Sono solo alcuni degli episodi emersi nelle ultime settimane e che mostrano la dimensione di un fenomeno sempre più diffuso: lo sfruttamento e il traffico illecito di cani di razza, con i barboncini tra le vittime principali.
Solo nell’ultimo mese e mezzo sono stati sequestrati oltre 300 cani in diverse operazioni condotte dalle forze dell’ordine e che hanno visto coinvolto anche l’Ente Nazionale Protezione Animali, attraverso varie sezioni territoriali tra cui Verona, Treviso, Napoli, Firenze e altre realtà operative in Toscana.
Tra i casi più recenti:
• Thiene e Schio (Vicenza): 18 barboncini sequestrati
• Toscana : 98 barboncini e 6 molossoidi sequestrati in un allevamento illegale e 96 cani in un’altra operazione
• Verona: venti cuccioli recuperati
• Napoli: 26 barboncini toy scoperti in un canile lager abusivo
• Autostrada A4 – Treviso: 20 cuccioli intercettati durante un traffico illecito, tra cui 16 barboncini
Il caso più sconvolgente è quello emerso nei giorni scorsi a Thiene e Schio, dove i volontari ENnpasi sono trovati davanti a una situazione che definire drammatica è riduttivo.
I cani erano stipati in una baracca e costretti a vivere tra i loro escrementi, in un ambiente dove l’aria era irrespirabile. L’odore nauseante e le condizioni igienico-sanitarie sono state descritte dagli operatori intervenuti come “degne di un film dell’orrore”.
Molti animali presentano dermatiti, otiti, denti completamente marci, parassiti e gravi infezioni cutanee dovute allo stato di abbandono e alla pessima alimentazione. Alcune femmine hanno tumori mammari, mentre diversi maschi soffrono di testicoli ritenuti, segno evidente dell’assenza totale di cure veterinarie. Per molti sarà necessario procedere con interventi chirurgici, compresa l’estrazione dei denti ormai irrecuperabili.
Il pelo di questi barboncini non è più bianco, ma marrone, impregnato di urina. Dovranno essere tutti toelettati e curati prima di iniziare un lungo percorso di recupero.
Ancora più difficile sarà la riabilitazione comportamentale. Molti di loro non sono mai stati socializzati, sono terrorizzati e incapaci di fidarsi dell’essere umano. Alcuni volontari che hanno partecipato al sequestro raccontano di avere ancora incubi notturni dopo ciò che hanno visto.
Uno dei cani presenta una grave mutilazione alla mandibola, probabilmente causata da un’infezione o da un’aggressione mai curata.
Questa vicenda pone anche interrogativi inquietanti.
Secondo quanto emerso, una sola segnalazione è arrivata alle autorità, nonostante diverse persone si siano recate in quel luogo per acquistare un cucciolo. Sembrerebbe anche che un veterinario sarebbe stato più volte sul posto senza segnalare la situazione.
Il fenomeno è alimentato da una domanda sempre più forte di cani di razza, spesso scelta per comodità o per moda. I barboncini, in particolare, sono tra i più richiesti per la taglia piccola e perché non perdono pelo, caratteristiche che li rendono molto popolari.
Ma dietro l’immagine del cane “perfetto” si nasconde spesso un mercato illegale, alimentato non solo dalla moda ma anche dalla scarsa consapevolezza di cosa significhi davvero accogliere un animale in famiglia: una responsabilità che dura tutta la vita e che non può essere ridotta a una scelta estetica o di comodità.
Come emerso anche in sede istituzionale durante un’audizione alla Commissione parlamentare sugli illeciti ambientali e agroalimentari, il traffico illecito di cuccioli rappresenta un fenomeno criminale organizzato con profitti elevatissimi: animali acquistati nei Paesi dell’Europa dell’Est per pochi euro possono essere rivenduti in Italia a centinaia o migliaia di euro.
I cuccioli vengono spesso separati troppo presto dalle madri, trasportati in condizioni di sovraffollamento e senza adeguate vaccinazioni, sviluppando patologie che in molti casi portano alla morte pochi giorni dopo la vendita.
I sequestri delle ultime settimane rappresentano solo la punta dell’iceberg. Quelli citati sono infatti soltanto i casi scoperti e intercettati: è impossibile sapere quanti altri traffici restino invisibili.
“Il traffico di cuccioli è un business milionario fondato sulla sofferenza animale e sull’inganno dei cittadini”, ricorda Carla Rocchi, presidente nazionale ENPA. “Solo attraverso una risposta coordinata tra associazioni, forze dell’ordine e servizi veterinari e con una maggiore consapevolezza dei cittadini possiamo fermare questo mercato illegale. Gli animali non si comprano, si adottano”.
Proprio per questo Enpa richiama con forza il tema della consapevolezza nelle scelte di adozione e acquisto. Scegliere un cane non può essere una decisione dettata dalla moda o dalla comodità: significa assumersi una responsabilità che riguarda il benessere di un essere vivente per tutta la sua vita.
Dietro l’acquisto impulsivo di un cucciolo “di razza” si può nascondere, senza che il cittadino lo sappia, una filiera di traffici illegali, sfruttamento delle fattrici e maltrattamenti.
Per questo Enpa invita i cittadini a guardare prima di tutto ai rifugi e ai canili, dove centinaia di migliaia di cani aspettano semplicemente di essere scelti. Tra loro non ci sono solo meticci: anche molti cani di razza finiscono nei rifugi, vittime di cessioni o abbandoni quando non rispondono più alle aspettative o quando l’impegno richiesto diventa troppo grande.
Adottare significa dare una seconda possibilità a un animale che ha già sofferto e allo stesso tempo non alimentare il mercato della compravendita e del traffico illegale di cuccioli.
Gli animali sequestrati sono ora seguiti dai volontari Enpa e da veterinari specializzati. Molti avranno bisogno di interventi chirurgici, cure lunghe e percorsi di recupero comportamentale.
Per loro l’associazione lancia un appello: servono adozioni responsabili e aiuti per sostenere le cure veterinarie, ma soprattutto serve un cambiamento culturale.
Perché il vero antidoto al traffico di cuccioli è uno solo: più consapevolezza, più rispetto per il benessere animale e scelte responsabili da parte di chi decide di accogliere un animale.















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