Livorno, 28 febbraio 2026 – La gestione dell’ippodromo Caprilli torna al centro del dibattito politico cittadino. A sollevare il tema è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Palumbo, che in una nota critica la scelta dell’Amministrazione di assumere direttamente l’organizzazione delle corse dopo la fine dell’esperienza con Sistema Cavallo e la successiva gara andata deserta.
Secondo Palumbo, la decisione del Comune di gestire in via transitoria l’attività ippica sarebbe stata dettata dalla necessità di non perdere il finanziamento ministeriale da 560mila euro. Una soluzione definita temporanea, in attesa di un nuovo bando ventennale annunciato entro la fine dell’anno, ma che – sostiene l’esponente di opposizione – non garantirebbe equilibrio economico senza il sostegno statale.
Nel dettaglio, Palumbo richiama le stime economiche: circa 52mila euro di proventi previsti dalle corse e mille euro di canone per il bar, a fronte di costi strutturali quantificati in 613mila euro per il funzionamento dell’impianto (utenze, illuminazione, pulizie e altri oneri), cifra che include 174mila euro per l’affidamento ad Alfea della parte amministrativa. A questi si aggiungerebbero ulteriori 185mila euro per la manutenzione straordinaria della pista.
Il consigliere ricorda inoltre gli interventi che, in base agli impegni assunti in passato dal precedente gestore, avrebbero dovuto interessare impianti elettrici, adeguamenti antincendio e nuove dotazioni tecnologiche. “Se anche la prossima gara dovesse andare deserta – si chiede Palumbo – sarà il Comune a farsi carico di queste spese?”.
Nel suo intervento, l’esponente di Fratelli d’Italia riconosce la riqualificazione dell’area, rimasta per anni in stato di degrado, ma mette in dubbio la sostenibilità futura del progetto legato alle corse ippiche. “Il sindaco deve prendere atto che questo modello non è più economicamente sostenibile. In tutta Italia il settore attraversa difficoltà strutturali”, afferma.
Da qui la richiesta di aprire una riflessione sugli utilizzi alternativi dell’impianto per coprire i costi di gestione o, in prospettiva, avviare un percorso di riconversione. “Nei prossimi tre anni – conclude Palumbo – l’Amministrazione ha il dovere di individuare una soluzione strutturale. Il rischio è che l’ippodromo torni a chiudere, con un aggravio di spesa per la collettività”.















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