Livorno, 26 febbraio 2026 – C’è un filo invisibile che da oggi unisce le scogliere di Steccato di Cutro ai prati di Villa Corridi, a Livorno. È un legame fatto di radici e di storie spezzate, ufficializzato in una conferenza stampa congiunta tra i Comuni di Livorno e Crotone a tre anni esatti dalla tragedia del 26 febbraio 2023. Al centro dell’iniziativa c’è l’unione simbolica tra il “Giardino di Alì”, sorto in Calabria per ricordare i migranti scomparsi in mare, e il “Giardino di Sara”, il centro infanzia livornese intitolato a Sara Mazzi, la prima bambina della città a donare gli organi nel 1990.
Proprio in quel giardino che porta il nome di Sara sono stati messi a dimora 94 alberelli, uno per ogni vittima accertata del naufragio, tra cui 35 minori. Un gesto nato da una mozione del gruppo “Protagonisti per la Città” e trasformato in un progetto di impegno civile dalle due amministrazioni. In collegamento streaming dalla Sala Giunta di Livorno e dalla Sala Falcone e Borsellino di Crotone, sindaci e assessori hanno disegnato un percorso di memoria attiva che vedrà il suo culmine ad aprile, quando in contemporanea verranno inaugurate due targhe gemelle nei rispettivi parchi.
“Questa unità d’intenti segna un passaggio fondamentale nel rapporto tra le nostre comunità”, ha dichiarato il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, sottolineando come la memoria debba trasformarsi in un ponte ideale di solidarietà. Un concetto ribadito dalla vicesindaca di Livorno, Libera Camici, che ha evidenziato come due storie diverse si siano intrecciate nel segno dell’accoglienza. Per l’assessora Rafanelli, il 26 febbraio deve diventare un appuntamento fisso, una data per “non far affievolire il ricordo e costruire un presente più consapevole”.
Ma il momento più toccante della mattinata è stato il richiamo all’umanità di Claudio Mazzi, padre di Sara. Nel ricordare che per un genitore che perde un figlio “non esiste nemmeno una parola nel vocabolario”, Mazzi ha tracciato una distinzione dolorosa ma necessaria tra il destino e la responsabilità: “Mia figlia è morta per qualcosa di più grande di noi, contro cui non avremmo potuto fare nulla. Alì, invece, avrebbe avuto il diritto di essere salvato”. Un monito che trasforma quei 94 alberelli non solo in un monumento al passato, ma in un grido per il futuro.















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