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Le problematiche del carcere di Livorno al centro di una conferenza

11 Giugno 2018 Cronaca e Territorio, priority

Le problematiche del carcere di Livorno al centro di una conferenza

A seguito della visita del Garante Regionale dei detenuti Franco Corleone alla Casa Circondariale delle Sughere, il sindaco Filippo Nogarin ha tenuto a palazzo comunale una conferenza stampa per illustrare le grosse problematiche in cui versa il carcere livornese e le azioni che si intende intraprendere per arrivare a soluzione.
Insieme al sindaco Nogarin anche il Garante Corleone e il Garante dei detenuti del Comune di Livorno Giovanni De Peppo.

“Il carcere delle Sughere deve essere posto in primo piano all’attenzione del Governo – ha detto Filippo Nogarin- I problemi all’interno sono tanti, la situazione è insostenibile ed anche il suicidio del detenuto del 5 giugno scorso è un suicidio annunciato “. “ Non voglio dire che non ci sia la volontà di intervenire – ha precisato il sindaco ricordando tra l’altro le rassicurazioni ricevute dal responsabile del Provveditorato della Amministrazione Penitenziaria di Toscana e Umbria,  Antonio Fullone sui tempi dati per l’inizio di lavori di ristrutturazione  – ma il nodo sta nel dedalo burocratico di carte e fascicoli che passano da un dipartimento all’altro e che non portano mai a conclusione le procedure di appalto. Questo non è accettabile. Lo Stato deve farsi garante perché invece i lavori possano partire al più presto per la vita dei carcerati e per chi ci lavora”.

“ Il fatto che siamo qui in questa conferenza a palazzo – ha sottolineato il Garante Corleone – significa che il carcere non è abbandonato dalla città”.  Ha quindi aggiunto che “ E’ troppo tempo che i problemi che lo rendono inadeguato e critico sussistono , quando invece l’istituto penitenziario Le Sughere avrebbe tutti gli spazi per consentire una pena accettabile sul piano dei diritti”.

La Casa Circondariale “Le Sughere” che al momento custodisce 248 persone – di cui 106 per detenzione e piccolo spaccio – presenta problemi di ordine strutturale che ostacolano il funzionamento delle attività all’interno dell’istituto, ma anche di mancanza di strategie di trattamento per la riabilitazione dei detenuti dovuta alla carenza di personale addetto.
Sono stati ricordati in conferenza i problemi strutturali che riguardano l’inagibilità delle docce  per i detenuti del “transito”, costretti a fruire a turno delle due docce dello “smistamento”  con disagio sia per loro che per gli agenti di custodia. La questione irrisolta della cucina dell’Alta Sorveglianza , attrezzata e bloccata da una questione di problematica antincendio. Lo stesso problema sussiste per la piccola cucina, non funzionante, (abbandonata, ma ancora attrezzata con strumentazione recuperabile) dell’ex femminile (reparto verde) dove attualmente si registrano notevoli infiltrazioni dovute ai lavori sulle sovrastanti docce . Se non si interviene con urgenza tali infiltrazioni potrebbero determinare gravi danni alle strutture. La cucina in questione potrebbe assicurare il vitto per il reparto ex femminile (media sicurezza) evitando il trasporto all’aperto per centinaia di metri ed evidentemente assicurando “pasti” caldi soprattutto nei mesi più freddi (attualmente tutti i pasti sono confezionati da una cucina centrale in condizioni assai precarie).
Tra i problemi urgenti da risolvere anche l’intero sistema di sicurezza che non funziona a seguito dell’alluvione del settembre scorso. Server allagati e telecomandi fuori uso che comportano un grave dispendio di energie e presenze fisiche da parte della polizia penitenziaria. Nell’Alta Sorveglianza il mancato funzionamento dell’ascensore costringe i detenuti a trascinare per le scale i carrelli del vitto con un disagio considerevole.
Del tutto fuori uso il grande salone indispensabile per spettacoli, eventi, attività di riabilitazione. Attualmente tutto si svolge nei corridoi con evidente disagio e scoraggiamento da parte del volontariato che avanza proposte.
Ultima segnalazione: la ludoteca. Già attrezzata e a disposizione delle famiglie dei detenuti- realizzata con il supporto di Ikea e del Telefono Azzurro – deve essere ancora “inaugurata”.
Sul piano delle attività di trattamento è stata inoltre denunciata la mancanza di educatori. Le attività di trattamento di fatto oggi si reggono solo su  tre operatrici di cui una ricopre funzioni di responsabile dell’area e assomma quindi innumerevoli competenze, funzioni e responsabilità che non facilitano certo l’attivazione di proposte e iniziative.

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