“Più volte – si legge in una nota a firma Osservatorio Trasformazioni Urbane – sono state denunciate le condizioni di pericolosità di alcune parti della gradinata della platea dove la pavimentazione si è distaccata, l’inagibilità dei servizi igienici e il loro definitivo abbandono, i rifiuti presenti specialmente negli anfratti della macchia mediterranea a sud del parco, dove pernottamenti provvisori continuano a lasciar tracce anche dopo interventi di pulizia di gruppi di cittadini attivi.
E ancora si può rilevare la permanenza di una condizione indecente degli adiacenti capannoni ex Pirelli, ricettacolo di rifiuti indifferenziati e scarti di varia provenienza che rimangono a disposizione di presenze umane e di ratti.
Va saputo peraltro che tale stato di degrado igienico ambientale è ancor più deplorevole visto che una porzione di area del parco (circa il 50% =19.550 mq) e gli immobili ex Pirelli sono stati dati in concessione quinquennale (scadenza fra un anno) all’ASL Nordovest che avrebbe avere il dovere di garantire ambienti sani quantunque non d’uso proprio, ma pur sempre in propria disponibilità: pessimo esempio!”
“Se a tutto ciò – prosegue la nota – si aggiungono periodici chiusure dovute a provvedimenti sanitari, in occasione della ospedalizzazione di casi di infezioni da dengue, per il pericolo di diffusione di zanzare portatrici, è di tutta evidenza che possano nascere, sul comportamento delle istituzioni, sospetti che ciò sia incentivo alla progressiva disaffezione delle famiglie del quartiere e della città intera alla frequentazione del parco.
Se non si può comprovarne il dolo, si può sicuramente accusare ASL e Comune di forte negligenza, mancato rispetto dei doveri amministrativi; od altrimenti di non avere il coraggio di manifestare quanto del parco Pertini sottrarranno all’uso quotidiano, recintando e impedendone fisicamente l’accesso invece di esporsi ai rischi che un’assenza di manutenzione possa comportare per le persone.
Avranno avuto forse l’illusione che i tempi dell’iter programmato per il nuovo ospedale venissero rispettati? Ma doveva essere la soluzione semplice e veloce: piazzare un modello di presidio ospedaliero già adottato nella Regione, giudicandolo efficiente a dispetto dell’evidenza; collocarlo in uno spazio adiacente al complesso esistente, ritenuto disponibile, considerando sacrificabile l’area di un parco storico urbano; affidarsi alla presunta destrezza amministrativa per superare tutti gli ostacoli derivanti dalla difformità del progetto ai vincoli, alle normative urbanistiche, ai parametri sanitari; affidarsi alla buona sorte per sostenere finanziariamente l’iniziativa, senza garanzie serie; affidarsi alla propaganda per respingere le manifestazioni della cittadinanza accorta e di buonsenso.
Ma era già tutto previsto. I sei anni trascorsi dalla firma dell’accordo di programma del 10/06/2020 dimostrano come l’impegno delle istituzioni non debba rivolgersi a perseguire un programma incongruente con la complessa realtà in cui si opera, ma alla cura costante di un patrimonio pubblico ignorato da decenni, ad un lavoro sistematico per sovvertire il declino dei servizi, agendo sul piano organizzativo di personale e strumentazioni e mantenendo in efficienza strutture che potenzialmente possono assolvere alla loro funzione in maniera degna”.
“La dilatazione del periodo sterile – continua la nota – che nelle intenzioni delle istituzioni, doveva rappresentare una fase di disagio transitorio tra vecchio e nuovo ospedale, ha messo a dura prova gli stessi operatori ed in primis l’utenza, sempre più frustrata dall’attesa e dall’incertezza.
Questo periodo di inutile attesa sicuramente ha sgombrato il campo dalle insinuazioni che l’opposizione a questa decisione fosse motivata solamente da posizioni massimaliste sulla salvaguardia del verde e del patrimonio pubblico.
In questi sei anni si è estesa a larga parte della cittadinanza la consapevolezza che il Nuovo Ospedale è sorretto da un programma sconsiderato; sei anni sono occorsi perché questa rivelazione raggiungesse anche le categorie principalmente interessate, quelle del servizio sanitario e della rappresentanza politica, inizialmente sedotte dalla prospettiva illusoria, di facile e veloce soluzione, di un problema annoso e scottante per la città”.
“OTU, comitati e movimenti – conclude la nota – fin dall’inizio hanno indicato una strada alternativa, quella del recupero del complesso storico e della sua implementazione, un processo di rinnovo che salvaguarda il parco, non rinunciando ad operazioni di rigenerazione del contesto.
La soluzione era sotto agli occhi di tutti, era ed è ancora là: partire dal recupero strutturale dei padiglioni e nel contempo adeguarli alle nuove funzionalità alle nuove esigenze, per implementarne infrastrutture; un intervento che deve convertirsi in metodo progressivo di gestione complessa, che richiede risorse sostenibili nel tempo, non somme straordinarie che richiedono impegni finanziari che condizionano per decenni le economie locali a sacrifici da lasciare in dote alle generazioni future”.















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