“A salvaguardia dell’ambiente, la sostenibilità, il supporto alla salute pubblica (attraverso i servizi ecosistemici offerti dalle aree verdi urbane) e il contrasto al consumo di suolo – si legge in una nota a firma Marco Dinetti responsabile Ecologia urbana Lipu ODV e BirdLife Italia – non si concretizzano di certo con la cementificazione (sebbene parziale) dell’ultimo lembo significativo di verde informale rimasto in città. Un autentico monumento ecologico. Fondamentale anche per mitigare le ondate di calore estivo, nonché allagamenti e alluvioni.
Un terreno, gli Orti di via Goito, per il quale la Lipu insieme al Museo provinciale di storia naturale, già nel maggio 2016 propose al Comune di Livorno l’istituzione di una oasi urbana, che sarebbe la scelta più opportuna per questa area, oltre a rappresentare una inizitiva decisamente innovativa, di cui Livorno avrebbe un estremo bisogno. Ricordando pure che il prossimo anno cade il decennale dalla tragica alluvione”.
“Inoltre – prosegue la nota – cosa succede all’habitat, al suolo e alla biodiversità quando c’è un cantiere appare oltremodo eloquente, e chi volesse una conferma con i propri occhi può andare, tra gli altri, alla Scopaia, in via Peppino Impastato, nella vicina via Lando Conti a Salviano, o nei residui terreni aperti tra Coteto e il Levante.
Il risultato sono alberi e cespugli cancellati, con il suolo che viene alterato e compattato irrimediabilmente. Allo stesso tempo si perdono gli habitat per numerose specie di fauna e flora, che soprattutto per quelle più rare non potranno di certo essere compensati con le nuove aree verdi studiate al tavolino, o con i pur interessanti tetti verdi. I cui progetti e relativi rendering sono sempre fantastici. Soltanto che la realtà è ben altra cosa. Ha bisogno di sensibilità e conoscenze adeguate, e soprattutto del tempo necessario per svilupparsi e assestarsi”.
“Occorre inoltre ricordare alle Amministrazioni Comunali – continua la nota – che il Decreto Legislativo 8 aprile 2026, n. 80, assegna ai Comuni la responsabilità di attuare gli obblighi per gli ecosistemi urbani di cui all’art. 8 del già cogente Regolamento europeo sul ripristino della natura, altrimenti noto come Nature Restoration Law (mantenimento e incremento delle aree verdi urbane e della relativa copertura arborea)”.
“Anche queste – conclude la nota – sarebbero leggi da rispettare, peraltro di rango sovraordinato nei confronti delle norme locali”.















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