Livorno, 20 marzo 2026 – La vertenza Pierburg approda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Dopo settimane di mobilitazione, è stato fissato per il 1° aprile il tavolo di confronto, un primo risultato ottenuto – sottolineano i sindacati – grazie alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento livornese.
Ma la convocazione non basta. “Ora servono risposte concrete e impegni vincolanti”, è la richiesta che arriva dalla FIOM Livorno, con il segretario generale Massimo Braccini che chiede chiarezza sul futuro del sito.
Al centro della vertenza c’è la decisione del gruppo Rheinmetall di dismettere la divisione automotive civile, con la firma del contratto di vendita prevista nel primo trimestre del 2026. Una prospettiva che preoccupa i lavoratori, anche alla luce della svalutazione da 350 milioni di euro della divisione, operazione che riduce il valore degli asset coinvolti, tra cui lo stabilimento di Livorno.
Tra i possibili acquirenti figurano fondi come Aurelius Group ed Ecco Group.
Secondo il sindacato, non si è di fronte a un’azienda in crisi: Rheinmetall sta vivendo una fase di forte espansione, soprattutto nel settore della difesa, con investimenti rilevanti e risultati economici in crescita. Proprio per questo viene contestata la scelta di dismettere il comparto civile senza un piano di rilancio industriale.
Il confronto si sposta anche sul piano internazionale. In Germania, infatti, sarebbero già state garantite tutele occupazionali e continuità produttiva attraverso accordi sindacali. “Non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”, è la posizione espressa.
Per il sito livornese, considerato una realtà industriale solida e strategica, le richieste sono precise: evitare operazioni che possano indebolire lo stabilimento durante la fase di vendita, ottenere un piano industriale dettagliato prima del closing, garantire tutele occupazionali vincolanti e impegni chiari sul mantenimento e lo sviluppo delle competenze.















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